
L'idea di questo Progetto è nata per arginare, ove possibile, il fenomeno della "dispersione scolastica".
Esso rappresenta un modo innovativo di affrontare il problema dell'abbandono scolastico, in quanto il suo obiettivo principale è quello di creare le condizioni di una crescita "sana", i cui effetti possano riverberarsi anche nel rendimento scolastico e nel completamento del ciclo dell'istruzione.
Prima di affrontare nello specifico il progetto è opportuno però chiarire alcune premesse fondamentali.
Condizione preliminare è considerare il minore un soggetto che può dare un contributo alla comunità in cui sta crescendo, in questo caso alla comunità scolastica. Essenziale è, quindi, costruire attorno a lui una rete di relazioni significative che sappiano valorizzare i punti di contatto tra il mondo del minore e quello degli adulti. Un intervento del genere non può essere, pertanto, un intervento settoriale, ma deve coinvolgere più soggetti sociali con pari dignità e diverse funzioni.
In altre parole, la comunità scolastica intera è chiamata ad attivarsi nel suo insieme, secondo le linee di programmazione che devono essere costantemente riviste e ridefinite con il territorio.
Schematicamente è possibile definire il mentoring come un modello centrato sulla persona, sulla qualità di una relazione di sostegno “uno a uno” tra adulto e ragazzo “a rischio” di dispersione scolastica, finalizzata a facilitare la crescita educativa sociale e personale del bambino.
E' una relazione intima e reciproca nella quale la persona adulta - il mentore - mette l’altra nelle condizioni di acquisire consapevolezza e di sviluppare le proprie risorse.
II ruolo del mentore è in sostanza quello di un adulto significativo, capace di rappresentare modelli di riferimento positivi per il ragazzo con cui entra in contatto; un compito che solo in parte coincide con quello parentale e che se ne differenzia per la qualità e per le modalità relazionali specifiche, scevre dai difetti comunicativi tipici della famiglia.
Negli anni di attuazione del mentoring è stata utilizzata, quale strumento di rilevazione dati, una scheda che ha permesso di avere una visione chiara dei minori e dei nuclei familiari circa la loro composizione, il livello socio-economico-culturale, le dinamiche comunicative e relazionali al loro interno e con l’esterno, e soprattutto le situazioni problematiche che li caratterizzano.
Questa valutazione ha dato la possibilità di rilevare tutte le informazioni necessarie per gestire e coordinare il servizio di educativa domiciliare.
L’esperienza di cinque anni che ha ormai superato la fase iniziale di start-up conoscerà un’evoluzione che amplia le prospettive di intervento con la possibilità di coinvolgere maggiormente il nucleo familiare in uno scambio reciproco di aiuto che si sostanzia in un più mirato lavoro di educativa domiciliare.
Infatti, nell’ambito dell’attuazione del programma mentoring il servizio di educativa domiciliare (programma E.do.) svolge un ruolo importante e significativo nello sviluppo cognitivo-affettivo ed emotivo della personalità di ogni bambino.
Per l’a.s. 2006/2007 il programma E. do. sarà attivato per un numero massimo di n. 5 nuclei familiari.
Obiettivo generale
- Introdurre nelle scuole le figure educative dei mentori, come supporto alle attività scolastiche educative e formative, capaci di instaurare una relazione educativa che eviti la dispersione scolastica.
- Favorire la crescita armoniosa del minore nella sua totalità, nelle sue componenti affettive e cognitive in relazione al mondo scolastico, inculcandone il rispetto delle regole e per le istituzioni.
- Migliorare l’apprendimento da un punto di vista scolastico.
- Diminuire la conflittualità creando un clima socio-educativo positivo.
- Responsabilizzare i genitori, laddove presenti, rafforzandone il ruolo educativo, le abilità e le risorse nel rapporto con i figli.
- Favorire per quanto possibile una crescita culturale dell’intero nucleo familiare.
Aspetti Organizzativi
- Concretizzare l’intervento educativo ponendosi come guida e sostegno per le figure genitoriali fornendo informazioni sui servizi presenti sul territorio di appartenenza.
L’organizzazione dei programmi Mentoring ed E.do. richiede una strategia di intervento complessa che aggancia tra loro più settori sociali connettendoli in una rete in cui soggetti autonomi, con funzioni, strutture e relazioni differenziate condividono un linguaggio dei valori comuni. La scuola e la famiglia occupano una posizione strategica estremamente rilevante perché sono la “vita” stessa dei ragazzi. Per la gestione del servizio si prevede la figura di un coordinatore, dei supervisori, dei mentori e del consulente-formatore.
Il coordinatore (1) ha il compito dell’ottimizzazione complessiva dell’azione, dell’organizzazione dei diversi momenti e di garantire la qualità educativa e dei rapporti interni ed esterni.
Il supervisore (3) ha la funzione di controllo in itinere dell’azione progettuale sui mentori, predispone i momenti forti dell’azione e garantisce i supporti tecnici e gli interventi specialistici necessari per la loro realizzazione.
I mentori (20) garantiscono l’assistenza educativa ai ragazzi nelle diverse attività e nelle routines quotidiane. Essi svolgono una specifica funzione di rassicurazione emotivo-affettiva, di stimolazione dell’autonomia e dell’autostima, di proposta di attività positive. Tra i mentori ne verrà individuato uno con la funzione preminente di animatore, organizzatore di eventi e facilitatore delle relazioni interpersonali.
Il consulente-formatore (1) ha la funzione di garantire formazione e consulenza agli operatori impegnati nei programmi favorendo un clima di interscambio che stimoli la crescita dei soggetti coinvolti. Importante sarà inoltre l’apporto per quel che concerne il programma E.do. in cui il consulente risulterà punto di riferimento anche per il nucleo familiare interessato.
Si prevede la presenza dei mentori durante l’orario scolastico secondo un calendario da definire in collaborazione con i docenti. Presenza che dovrà servire agli operatori come primo canale di approccio verso il minore e la famiglia e che dovrà, durante l’attuazione del progetto, essere meno incisiva nell’ambito della classe spostando il baricentro dell’attenzione più specificatamente sulla famiglia e sulle altre agenzie educative che entrano a far parte della vita del minore (parrocchie, associazioni culturali e sportive) il tutto comunque finalizzato ad una maggiore crescita del minore nel “tessuto” sociale.
Tutta l’équipe presente collabora con il Collegio dei docenti nel contesto del programma scolastico e delle attività curriculari ed extracurriculari.
I mentori introdotti nelle scuole saranno selezionati dalla Cooperativa Paidòs, figure esterne al mondo della formazione scolastica nel senso stretto ma inserite in un ciclo educativo.
Essi si assumono la responsabilità della “presa in carico” del bambino che viene loro affidato al quale si dedicano per un periodo di tempo da definire per la durata dell’anno scolastico.
Formazione del personaleGli operatori impegnati nel progetto avranno una formazione iniziale ed in itinere curata da incontri svolti all’interno della Cooperativa Paidòs con un calendario ben definito.
La Cooperativa Paidòs provvederà a fornire un’adeguata formazione ai mentori con incontri periodici che daranno loro un metodo di lavoro e di intervento per poter fissare gli obiettivi della relazione e della comunicazione con i mentee (minore), fino a poter reagire correttamente ai problemi e alle domande che lo stesso pone loro.
Risultati previsti
- Riduzione del tasso di dispersione scolastica.
- Facilitazione al lavoro del gruppo scolastico.
- Rimozione del disagio nell’apprendimento.
- Azioni di progettazione partecipata della famiglia.
- Riduzione del disagio sociale e culturale in cui vivono le diverse famiglie interessate.
- Miglioramento dell’ordine, dell’igiene e delle relazioni all’interno dei nuclei familiari.
Valutazione
- Miglioramento delle capacità manipolative ed espressive tramite attività di laboratorio e di animazione partecipata.
La valutazione del progetto accompagnerà l’intero processo, ritenendo che essa non è la fase finale della programmazione ma un’esigenza per ripensare o adattare l’intervento alla realtà.
Si provvederà alla elaborazione di relazioni mensili dei mentori che confluiranno in relazioni bimestrali del supervisore prima e del responsabile di progetto poi che verranno sottoposte all’attenzione del Consiglio di direzione scolastica.
Si provvederà inoltre a compilare il questionario di valutazione proposto dall’Assessorato alle Politiche Sociali.
Indicatori di verifica
Risorse utilizzate In termini di efficacia/efficienza Attività svolte concretamente Quantificazione numerica Tipologia del target Analisi tipologie familiari Reazioni dei partecipanti Rilevazione tramite questionari - altro
Il responsabile di progetto faciliterà il lavoro di gruppo, garantendo il supporto metodologico. I mentori opereranno negli Istituti scolastici (scuole dell’infanzia e primarie) pianificando la ripartizione degli operatori in base a specifici criteri da concordare tra l’Assessorato alle Politiche Sociali e la Cooperativa Sociale Paidòs.
DestinatariN. 40 minori delle classi a maggior rischio di dispersione scolastica o di disagio di apprendimento individuati all’interno dei tre circoli didattici (scuola primaria e dell’infanzia) del territorio di Lucera (FG), le famiglie, il corpo docenti.
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